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Lo studio come strumento, un pò di storia, parte 1

//Lo studio come strumento, un pò di storia, parte 1

Nel 2016 diamo quasi per scontato il fatto che lo Studio sia, per la realizzazione di un brano musicale. E’ importante quanto lo strumento fisico o quanto l’idea stessa. Il concetto stesso di studio, però, è recente se lo confrontiamo con millenni di storia della musica  in cui ogni nota doveva essere suonata dall’uomo.

La capacità di e riprodurre e registrare un suono ha portato inestimabili cambiamenti e miglioramenti nella nostra comprensione della musica. Da quando Edison nel 800’ inventò il primo cilindro fonografico, la tecnologia è continuamente progredita. Da allora si affidano sempre nuovi strumenti nelle mani di chi registrava la musica. Emergono i tecnici del suono, veri e propri ingegneri che supervisionano la registrazione di un brano su un supporto. Lo Studio diventa uno strumento compositivo dove le scelte estetiche determinano che e influenzano la registrazione e il prodotto finito.  

Sebbene sia stato un processo intrinseco e graduale, lo Studio ha iniziato a rivelare le sue capacità già con le prime cassette negli anni 40. Oggi, grazie a molti generi musicali quali Electro, House e Hip Hop, lo studio si è dimostrato come un vero e proprio strumento musicale. L’idea che la manipolazione del suono stesso sia una forma di arte compositiva è uno dei pilastri che costituiscono la filosofia di Ableton. Ricostruendo la storia dello studio dagli albori nell’era pre-digitale e pre-software potremo realmente comprendere il concetto di “fare musica” nell’epoca moderna.

I Due Pierres

Quando si studia la storia dello Studio il lavoro svolto da Pierre Schaeffer e Pierre Henry è un ottimo punto di inizio. Schaeffer ed Henry sono stati dei pionieri nel campo della “Musique Concrète”. Un metodo compositivo che consiste nel prendere pezzi di varie registrazioni e riarrangiarle in altri contesti musicali. Può non sembrare un concetto creativo e nuovo ma nel 1940, i due “Pierres”, avevano adottato un approccio alla musica che spingeva al limite la tecnologia dell’epoca, ridefinendo addirittura il concetto stesso di musica.

Nei suoi primi esperimenti Schaeffer registrava suoni naturali e tornato nel suo studio li manipolava. Incideva ogni suono su un nastro singolo in modo che potesse avere 8 nastri che riproducevano 8 suoni diversi. Il lavoro di Schaeffer ed Henry (che lavorano insieme nel “Groupe de Musique Concrète”) fu fondamentale per lo sviluppo della tecnologia audio nel secondo dopoguerra. Grazie alle loro sperimentazione Henry e Schaeffer non solo posero le basi per la moderna tecnologia di Sampling (Provando i nastri a diverse velocità o al contrario) ma soprattutto furono i primi ad usare il nastro magnetico come vero e proprio strumento compositivo.

Nel frattempo in Inghilterra

Daphne Oram resta uno dei pionieri della musica più sottovalutati della storia. Negli anni 40 iniziò la sua carriera come ingegnere addetta al bilanciamento dei livelli audio alla radio della  BBC. I suoi interessi però erano molto più ampi e, incoraggiata dalle nuove scoperte nel mondo audio, dedicò molto tempo alla sperimentazione. Produsse suoni senza usare la classica strumentazione e per poi applicarli alla composizione musicale. Oram prendeva vari campioni di registrazioni orchestrali per poi fonderli attraverso la manipolazione degli strumenti audio dell’epoca.

Il suo lavoro fu trascurato dalla fino al 1957 quando la BBC le chiese di realizzare la partitura di un “ Radio Drama” con un oscillatore sinuosoidale, filtri fatti a mano e ovviamente la grande collezione di nastri che Oram aveva accumulato. La BBC fu talmente impressionata dal lavoro di Oram che decisero di assegnarla agli: “ Electrophonic Effects” affiancandole un recording engeneer, Desmod Briscoe. Ormam però a causa delle limitazioni imposte dalla BBC decise di abbandonare la radio e creare l’ Oramics Studio nel Kent per poter sperimentare liberamente. Quelle che al tempo erano considerate pratiche avveniristiche sono invece totalmente accettate e fondamentali nella musica moderna.

Lo Studio Moderno di Bill Putnam

Nato negli anni 20 in Illinois Putnam prestò servizio durante la seconda guerra mondiale dopo aver completato l’istituto tecnico. I suoi doveri nell’esercito erano sviluppare nuove tecnologie anti-mina e anche di registrare le performance della grande banda per la radio dell’esercito. Iniziò anche a scrivere per Radio and Electronics Magazine dove scrisse un resoconto sull’ equalizzatore  a 3 bande.

Finita la guerra iniziò il proprio business aprendo uno Studio nella Chicago’s Civic Opera House. L’attività serviva a Putnam anche per finanziare la creazione di hardware sotto il nome di Universal Audio (sì proprio quella Universal Audio) che si sarebbe rivelata onnipresente negli Studi moderni.  Affiancato da pionieri Les Paul e Tom Dowd , Putnam contribuì a sviluppare tecniche oggi considerate fondamentali. Il Multi-tracking, l’uso creativo di Delays e Riverberi e la riproduzione di un singolo strumento per canale.

Joe Meek

Il Limite del Suono

L’ascesa di Joe Meek nel mondo fu veloce ma breve a causa della sua prematura morte nel 1967. Un ribelle nell’arco di tutta la sua vita, omosessuale in una società pressoché omofoba, Meek era molto tenace quando si trattava di estrapolare da una registrazione il suono che cercava (nonostante fosse quasi sordo e non sapesse quasi suonare).

Iniziò la sua carriera nel 1955 alla IBC dove superò i vincoli imposti da un ambiente in cui si indossavano ancora le tute da laboratorio. Sfruttava diverse superfici per riflettere e plasmare il suono oltre ad usare liberamente l’effetto d’eco. Meek inoltre faceva largo uso di compressore spingendoli al limite. Questa è una scelta stilistica che ora è adottata da numerosi producers ma all’epoca era semplicemente considerata sbagliata.

RMG Sound LTD

Meek spesso aveva divergenze con gli impiegati a causa del suo desiderio di spingere oltre i limiti l’hardware dello studio. Nel 1960 decise di fondare il proprio studio “RGM Sound Ltd” in un appartamento al 304 di Holloway road a Londra. Realizzò quindi il concetto stesso di “Home Studio”. Meek creò i suoi più conosciuti e popolari lavori nel suo appartamento sfruttando ogni spazio disponibile non disdegnando neanche di soluzioni di fortuna. 

Telestar dei Tornados

Nel 1962 produsse il suo più famoso lavoro: “Telestar” dei Tornados. Utilizzò effetti molto all’avanguardia per il suo tempo, feedback sul tape delay all’inizio della canzone mentre due nastri a differenti velocità creavano un effetto phaser.  Meek produsse “Telestar” utilizzando diverse parti di batteria, due layer di basso, 3 layer di Clavioline su 3 differenti ottave, un pianoforte accelerato per riprodurre un’arpa e il cristallino suono dell’assolo di chitarra. “Telestar” si impose al numero uno delle hit parade  di U.S.A. e U.K. grazie alle caratteristiche uniche del brano che avrebbero poi ispirato la nuova generazione di produttori. 

Una vita vissuta al limite del suono destinata a influenzare le generazioni future attraverso i decenni a venire grazie alle tecniche innovative e pionieristiche che Meek aveva sviluppato:  posizionare i microfoni sugli strumenti, utilizzare microfoni diversi per aumentare le possibilità di scelta e sperimentare con la compressione utilizzandola come vero e proprio effetto musicale arricchendo le composizioni con nuovi suoni.

Tradotto dal sito https://www.ableton.com da Francesco Saracini